Serata di letture ed approfondimenti

OGR una storia che non finisce: lavoro, memoria, salute – Un progetto per la città

Bologna, 30 ottobre 2018

ARTECITTA’ ed AFeVA Emilia Romagna,

in collaborazione col Q.re Porto Saragozza e la Biblioteca di Villa Spada

 Presentano il progetto

“OGR le officine della Memoria”

presso la Biblioteca Oriano Tassinari Clò (Villa Spada) via di Casaglia, 7

Giovedì 22 novembre 2018 ore 17.30

Scarica la locandina

Conduce Giovanni Stinco (Giornalista di Radio Città del Capo)

Lorenzo Cipriani – Presidente del Quartiere Porto-Saragozza

Leopoldo Magelli – Medico del Lavoro “La storia sanitaria dell’Amianto in OGR”

Noella Bardolesi – Letture dal suo libro “Silenzio, non si deve sapere” 

Antonio Matteo – ex-operaio OGR  “Testimonianze del lavoro in Officina”

Andrea Caselli – Presidente AFeVA Emilia Romagna “il progetto di museo e il recupero dell’area OGR”

Nadia Brandalesi – ARTECITTA’ – “L’arte dei giovani per la memoria”

Federico Lazzarini – Studente di architettura presenta “Il progetto di riqualificazione dell’OGR in una tesi di laurea”

“La resistenza in OGR, adattamento di testimonianze e documenti di Massimo Vaggi” 

Firma la petizione OGR

FIRMA QUI

Guarda la mappa

Dal 1 luglio 2018 lo stabilimento OGR di Via Casarini 25, ha cessato le attività produttive.

Ma la storia delle Officine Grandi Riparazioni non è finita.

Non è finita perché l’attività produttiva è ripresa presso il “Lazzaretto”, dove i lavoratori continueranno a lavorare per la manutenzione del materiale rotabile.

Non è finita perché continua oggi e continuerà domani lo stillicidio di morti a causa del Mesotelioma, il tumore da amianto.

Non è finita, perché continuano le battagli sindacali per i diritti dei lavoratori e per il diritto alla salute.

Ma non è finita nemmeno la storia dei luoghi, dello stabilimento di Via Casarini 25.

Dove operai e tecnici hanno resistito al fascismo ed al nazismo, ricostruendo lo stabilimento distrutto dai bombardamenti.

Dove il comportamento criminale della dirigenza delle Ferrovie ha causato centinaia di morti per l’amianto.

Dove alla fine degli anni ’70 i lavoratori dell’Officina , un consiglio dei delegati cosciente e coraggioso con il sostegno del sindacato, ha aperto una lotta per la salute e per la cessazione dell’uso dell’amianto, dove giovani medici del lavoro dei servizi territoriali, grazie alla riforma sanitaria del 1978, vengono chiamati all’interno dello stabilimento come tecnici di fiducia degli operai, con inchieste basate sul principio della “soggettività operaia”, in contrapposizione ai medici del Servizio Sanitario delle Ferrovie collusi con le responsabilità delle Ferrovie.

La memoria di tutto questo deve diventare un Museo, quello costruito in trent’anni dagli operai e che le ferrovie volevano portare via da Bologna.

Un Museo che deve crescere, raccogliendo anche tutti i documenti che certificano quelle vicende, dell’amianto ma anche del lavoro (l’OGR era chiamata “L’università della manutenzione”), delle lotte sindacali per la salute.

Un museo che parla e vive, che sappia dialogare con le nuove generazione, con i nuovi studiosi che vogliono riannodare i fili della storia per capire chi siamo oggi e cosa possiamo costruire per il domani, che possano riunire i frammenti sparsi della nostra storia per ricomporre una visione più coerente della nostra complessa identità sociale e urbana.

Lo stabilimento delle Officine è sempre stato invisibile alla città.
Il lungo muro di cinta lo ha separato fisicamente agli sguardi dei cittadini, poco si sapeva del lavoro che si svolgeva all’interno, poco dei drammi e delle battaglie.

120.000 mq separati dal resto della città, incuneato fra i Prati di Caprara e l’area del Ravone. Uno stabilimento che porta sulle spalle 100 anni di storia, di vita e di morte, forse destinato dalle Ferrovie dello stato ad essere fonte di rendita immobiliare, forse destinato ad una lunga agonia fatta di degrado urbano, uno dei tanti NON luoghi della città post-industriale.

Dice Francesco Maria Battisti nel 1983 in una intervista su Mondo Operaio:

“la funzione primaria dell’archeologia industriale: impedire che tutto si dissolva in macerie, ruggine, marciume, cioè si trasformi inevitabilmente in storia orale, impedire che il passato sia attingibile solo più attraverso documenti cartacei, o tramite immagini fotografiche.”

Noi non ci stiamo. E’ in quello stabilimento, in quel luogo fisico che deve rimanere il luogo della memoria, la potenza evocativa degli spazi, lì va collocato il museo, lì devono rimanere i monumenti che ricordano Italo Boccafogli e gli altri caduti della resistenza e della guerra, lì deve rimanere il monumento alle vittime per il lavoro e per l’amianto, a ricordarci il loro valore umano, e a ricordarci gli scellerati comportamenti di chi ha taciuto ed ha ignorato il giuramento sulla costituzione repubblicana.

L’area OGR va Bonificata. Per questo un anno fa abbiamo chiesto ed ottenuto che diventasse un Sito di Interesse Nazionale per la Bonifica.

Lo stabilimento va recuperato assecondando i bisogni dei cittadini del quartiere e della città, si deve spezzare l’esclusione dell’area dalla città.

La luce che penetra dal tetto dello stabilimento deve tornare ad illuminare la vita, prima era quella del lavoro, domani quella che pulsa di memoria e di attività culturali, di nuovi lavori, di socialità.

Per questo vi chiediamo di condividere la nostra battaglia, per una diversa idea di identità urbana, di progetto urbanistico, di lettura storica. E’ ora di dire basta al nulla delle merci e dell’oblio, che tanti danni sta producendo nella vita sociale e politica del paese.

Per questo vi chiediamo di firmare la petizione che trovate al tavolo e di mobilitarvi con noi per la restituzione delle OGR alla città di Bologna.

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