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Processo Amianto Casaralta: pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna

18 settembre 2017

Il 13 marzo 2017, il Tribunale di Bologna ha emesso la sentenza di condanna a carico degli amministratori delle Officine Casaralta per avere omesso le misure di sicurezza nelle lavorazioni con l’amianto ed avere così causato le malattie asbesto-correlato e la morte di numerosi lavoratori.

Carlo Regazzoni e Carlo Filippo Zucchini, condannati a due anni di reclusione, Anna Maria Regazzoni a tre anni, per tutti la condanna ai risarcimenti delle parti civili.

In questi giorni, sono state pubblicate le motivazioni della sentenza.

leggi la prima parte della sentenza

leggi la seconda parte della sentenza

Si tratta di una sentenza importante e le motivazioni rendono chiari i principi che hanno giustificato la sentenza di condanna.

guarda il commento dell’Avvocato Simone Sabattini

La lavorazione alle Officine Casaralta consistevano in commesse delle FF.SS. che in diversi periodi dal 1959 alla prima metà degli anni ’80 provvedevano alla coibentazione delle carrozze e delle locomotive con amianto e della ristrutturazione e manutenzione delle stesse.

Nella sentenza sono scrupolosamente ricostruite tutte le fasi della lavorazione, le commesse FF.SS. le tipologia di mezzi sui quali si operava, l’assenza di adeguate misure di sicurezza che proteggessero il lavoratori dalle fibre di amianto. Colpisce che, come ricorda l’Avv. Simone Sabattini, all’inizio degli anni ’80 l’azienda accetta una molto remunerativa commessa delle FF.SS. per una lavorazione che i lavoratori ed il sindacato delle OGR rifiutavano per la pericolosità dell’attività. Era ormai chiaro che l’unica soluzione ragionevole sarebbe stata quella di dismettere quel materiale rotabile, invece di ristrutturarlo, vista la pericolosità, ma la previsione di un rilevante profitto, portò alla continuazione dell’esposizione dei lavoratori.

Accettata dai giudici anche la tesi della valenza della dose cumulativa ai fini dell’insorgenza della malattia, per la quale ogni maggiore ed ulteriore esposizione alle fibre di amianto contribuisce all’insorgenza della malattia.

Altro fattore importante è stata la mancata assegnazione di una responsabilità specifica sulla gestione della sicurezza, fattore che dice molto sulla condizione interna dei lavoratori e la percezione da parte di chi avrebbe dovuto assumere tale responsabilità, costantemente rifiutata.

Quei comportamenti, hanno prodotto esiti devastanti per i lavoratori causando l’enorme numero di malattie e decessi, come certificato dalle ricerche epidemiologiche realizzate.

Vedi la ricerca epidemiologica su Casaralta. 

Ora non resta che augurarci la conferma della sentenza nei prossimi gradi di giudizio.

 

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