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Amianto, riconoscimento maggiorazione contributiva e decadenza: Ricorso CGIL e INCA Bologna alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

European court of human rights

Bologna 3.3.2016

Ci è giunta notizia che la CGIL di Bologna e l’INCA Regionale Emilia Romagna hanno chiesto allo Studio Legale Associato nelle persone dell’Avvocato Giorgio Sacco (convenzionato con il Patronato) ed una sua collaboratrice Avvocato Margherita Longhi, di depositare alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) un ricorso (ex art. 34).
Il ricorso è stato voluto e sostenuto in quanto è da qualche anno che la giurisprudenza della Corte di Cassazione, ha modificato il proprio pronunciamento sovvertendo quello che fino al 2012 era un’interpretazione consolidata a proposito dei tempi di decadenza dell’azione legale.
Per far meglio comprendere la motivazione che ha portato al ricorso, ci è stato rappresentato il caso, che qui si specifica:
– un lavoratore esposto al rischio amianto ottiene, a seguito di una domanda amministrativa presentata all’INAIL, un periodo di esposizione inferiore ai dieci anni. La legge 257/1992 art. 13 c. 8 prevede che occorrono dieci anni di esposizione per ottenere una maggiorazione contributiva utile ai fini del raggiungimento del diritto alla pensione e della misura
– il lavoratore presenta all’INPS nel 2001 la domanda amministrativa perché ritiene di essere stato esposto per più di dieci anni e intende procedere con una causa legale al fine di ottenerne il riconoscimento. Altri suoi colleghi hanno seguito tale procedura ed hanno avuto un esito positivo. Nel 2001 aveva ancora diversi anni per poter raggiungere il requisito del diritto a pensione, anche considerando la maggiorazione amianto, quindi ha atteso. Non esistevano termini legali e giuridici, rispetto l’interpretazione della norma
– in dicembre del 2005 viene depositato il ricorso legale e il Tribunale di Bologna nel 2008 emette una sentenza positiva che gli riconosce un’esposizione qualificata superiore ai dieci anni e precisamente dal 1980 al 1992. Con tale periodo l’interessato matura il diritto alla pensione ed essendo in mobilità, ne chiede l’esecuzione
– l’INPS presenta appello portando come motivazione che la consulenza tecnica d’ufficio fosse inaffidabile e le conclusioni contraddittorie. La Corte d’Appello di Bologna nel 2012 invece conferma quanto già il Tribunale aveva riconosciuto
– l’interessato riteneva che il tutto fosse finito, invece nel 2013 l’INPS presenta ricorso alla Corte di Cassazione per un unico motivo e cioè che la causa legale del 2005 risultava fuori termine, calcolando 3 anni e 300 dalla domanda amministrativa del 2001, dando così ragione all’INPS.
Questo è potuto succedere perché, quando viene sollevato un problema di decadenza dei termini, la procedura giudiziaria permette di portarla fino al terzo grado di giudizio.

La Corte di Cassazione ha sovvertito dal 2012, quello che era di segno radicalmente opposto, che fino a quel momento era stato espresso anche dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite. Era consolidato il fatto che per l’accredito della maggiorazione contributiva prevista per gli esposti al rischio amianto era sottoposta alla prescrizione ordinaria decennale. Per effetto del mutamento giurisprudenziale il lavoratore è stato privato del diritto alla pensione.
Ironia della sorte, spesso si è verificato di lavoratori che hanno depositato contemporaneamente al lavoratore qui preso a riferimento, oltre i tre anni e 300 giorni dalla domanda amministrativa, ed hanno ottenuto il riconoscimento in via definitiva. Coloro invece che hanno avuto la sfortuna di incappare in tempi lunghi per vari motivi: dal giudice malato, giudice trasferito, carenza di personale nei tribunali ecc. si sono trovati dal 2012 in poi in una situazione negativa, in presenza di perizie positive che riconoscevano i dieci anni di esposizione, ma inutilizzabili.

Il ricorso alla Corte Europea Diritti dell’Uomo è basato sul rispetto del principio del giusto processo. A seguito dell’improvviso mutamento giurisprudenziale, il fatto di applicare una forma di decadenza specifica in materia di amianto, è lesiva del principio di certezza del diritto.

Come Associazione siamo vicini a questi lavoratori e la decisione presa dal patronato e dal sindacato ci trova pienamente d’accordo e partecipi.

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