Bologna, 16 luglio 2026
Il 29 giugno 2026, nella Festa della CGIL Bologna, è stato ricordato Mattia Battistetti, operaio di 23 anni travolto e ucciso da un bancale di 15 quintali caduto da una gru il 29 aprile 2021 in un cantiere a Montebelluna (Treviso).
Il ricordo, nelle parole della mamma Monica Michielin, di un dolore che non finisce mai, delle speranze e dei progetti di Mattia cancellati da un incidente che che poteva essere evitato se l’azienda avesse rispettato tutte le misure di sicurezza.
Un dolore (e uno sconcerto) rinnovato anche dagli esiti giudiziari che in primo grado di giudizio hanno condannato a pene lievi i pesci piccoli della catena di responsabilità, assolvendo i titolari dell’azienda.
Il ricordo di Monica del figlio Mattia
La vicenda di Mattia, è poi diventata anche una piéce teatrale messa in scena sul palco della Festa da Donatella Allegro, che con il suo stile inconfondibile ha dato sostanza alle emozioni, ma anche al ragionamento che riguarda la salute e la sicurezza dei lavoratori. Sicuramente il pubblico della serata ha potuto condividere nel profondo la storia di Mattia, il dolore e la rabbia, la richiesta di giustizia, il rispecchiamento delle tante, troppe, morti di lavoratori e lavoratrici nel nostro paese, la necessità del ricordo e della lotta (di classe) per fare finire la strage, OPERAICIDIO come l’ha definita il magistrato Bruno Giordano.
Mattia Battistetti aveva 23 anni il 29 aprile 2021, quando è morto nel cantiere edile della ditta Bordignon a Montebelluna (Treviso) schiacciato da un carico di impalcature di 15 quintali precipitato da una gru in movimento.
Mattia diplomato al Liceo scientifico, non aveva più voluto continuare gli studi. Aveva intrapreso il lavoro di ponteggista, un lavoro faticoso che lo occupava per 13-14 ore al giorno. Era contento del suo lavoro e non si è mai lamentato della fatica perché l’unica sua richiesta era quella di poter lavorare all’aria aperta. Il 29 aprile 2021 è uscito di casa come al solito al mattino presto per recarsi nel cantiere edile della ditta Bordignon Costruzioni, dove la ditta Altedil di Trevignano (TV), per la quale Mattia lavorava, era in subappalto. Il cantiere si trovava in via Magellano a Montebelluna (TV).
Mattia non è più tornato a casa: un carico di 15 quintali di impalcature si è sganciato da una gru in movimento (Gru a torre Comedil GTS421) e lo ha colpito alle spalle uccidendolo sul colpo. La gru è risultata essere più vecchia di Mattia e con manutenzioni non a norma.
Secondo le ricostruzioni tecniche emerse nel corso delle indagini, il distacco del carico sarebbe stato causato da un difetto nel sistema di aggancio, in particolare da una spina elastica non correttamente installata, ma fatta entrare a martellate.
Gravi criticità in materia di sicurezza sul lavoro sono emerse fin da subito: carenze nella manutenzione della gru, gestione poco organizzata del cantiere, mancanza del rispetto delle norme stabilite dal POS e dal PSC, formazione inesistente o non corretta.
Le indagini di SPISAL, Carabinieri, Ispettorato del lavoro, hanno portato al rinvio a giudizio di 6 persone, tra cui responsabili aziendali, tecnici della sicurezza e operatori del cantiere, con accuse di omicidio colposo e violazioni delle norme sulla sicurezza.
Da gennaio a maggio 2023 c/o il Tribunale di Treviso si è deciso con indagini preliminari di rinviare a giudizio 6 imputati per la morte di Mattia e sono state ammesse le parti civili: CGIL, CISL e ANMIL. Dal 2023 al 2025 si è svolta la fase del dibattimento dove sono stati ascoltati testimoni, tecnici (per lo più ingegneri), consulenti vari e si sono delineate chiaramente molte concause che hanno provocato la morte di Mattia: manutenzione inadeguata della gru, mancanza nel cantiere di percorsi sicuri per i lavoratori, segnaletica assente, assenza di un preposto.
Il 24 Luglio 2025 il PM dr.ssa Daniela Brunetti nella sua requisitoria ha chiesto condanne per tutti e 6 gli imputati per un totale di quasi 15 anni sostenendo che la morte di Mattia era un evento prevedibile e dunque evitabile, accusando gravi carenze nella manutenzione della gru e nel rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro. Le condanne proposte dal PM sono: per Andrea Gasparetto legale rappresentante della ditta Altedil 1 anno e 8 mesi, per Bruno Salvadori legale rappresentante della ditta che montò la gru 3 anni, per Loris Durante gruista 3 anni, per Gabriele Sernagiotto coordinatore della sicurezza del cantiere in fase esecutiva 1 anno e 8 mesi, per Gianantonio Bordignon titolare del cantiere e responsabile dei lavori 2 anni e 6 mesi, per Marco Rossi RSPP 2 anni e 6 mesi.
Il 18 Marzo 2026 la sentenza: il giudice monocratico Dr.ssa Alice Dal Molin dopo 23 udienze, condanna Marco Rossi, Gabriele Sernagiotto e Loris Durante, alla pena di 1 anno e 6 mesi. Assolve invece con la formula “il fatto non sussiste”, Bruno Salvadori, Gianantonio Bordignon e Andrea Gasparetto. Il giudice riserva la motivazione della sentenza per 90 giorni.
Ricordare e coltivare la memoria per prevenire
AFeVA Emilia Romagna, da anni è impegnata a fianco dei lavoratori e lavoratrici esposti/vittime dell’amianto, per la prevenzione, l’assistenza, le cure e la ricerca delle patologie correlate alla respirazione delle fibre di amianto.
La storia di Mattia ci ha colpito, e abbiamo così voluto ricordare la sua vicenda umana e riportare su queste pagine le parole della mamma, rifuggendo dalle distrazioni della quotidianità e dalla veloce archiviazione della sua vicenda, cogliendone il valore emblematico e pedagogico.
Con Donatella Allegro abbiamo condiviso la storia delle vittime dell’amianto delle Officine Grandi Riparazioni di Bologna con la messa in scena dello spettacolo teatrale “Altre Riparazioni”. Non solo la rappresentazione del dolore e della rabbia, ma la costruzione di un discorso di impegno civile e politico, per affermare la necessità di lottare per tutelare , qui ed ora, la vita delle persone che lavorano e col loro lavoro costruiscono tutto quello che ci circonda, costantemente minacciate dalla bramosia di profitto e , come troppo spesso avviene, dalla mancanza di assunzione di responsabilità di chi dirige strutture aziendali e di governo pubblico.
Anche nella narrazione della vicenda di Mattia, questo obiettivo è raggiunto: costruire memoria e centralità del discorso sulla salute e la sicurezza, incarnandolo nei fatti che continuiamo a proporre.
Per questo il sentito ringraziamento di AFeVA Emilia Romagna a Monica, la mamma di Mattia, per l’impegno così doloroso di tenere viva la memoria di Mattia e di contribuire alla lotta per la sicurezza sul Lavoro.
