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L’Amianto nelle guaine impermeabilizzanti e nei mastici: Il Caso della DERBIT di Castenaso Bologna (1964-1998)

AFEVA logo bianco ombr“……la casa dovrebbe dare ai suoi abitatori quella sensazione di sicurezza e quel senso di calore che l’idea del grembo materno richiama in noi. Lo stesso dovrebbe valere anche per l’ambiente di lavoro, dove trascorriamo una parte rilevante del nostro tempo e nel quale ognuno dovrebbe ritrovare un ambiente familiare, quasi una parte della propria casa.”
Così esordiva in una sua pubblicazione l’Ing.Romolo Gorgati , colui che il 10 gennaio del 1964 fondo’ la società DERBIT spa, la quale nel 1974 era la piu’ importante azienda del settore impermeabilizzanti per l’edilizia in Italia, con circa il 20% del mercato dei prodotti impermeabilizzanti e con circa il 45% del mercato delle guaine.
La Derbit con uffici e sito produttivo inizio’ la propria attività a Castenaso in via Tosarelli 182- 184  al centro dell’abitato e purtroppo fin dagli inizi ci furono emissioni di polveri e cattivi odori all’interno e all’esterno dell’azienda.
Ma nel 1977 purtroppo, contrariamente al pensiero in precedenza espresso dall’Ing. Gorgati sull’ambiente di lavoro, cominciarono a circolare notizie sulla pericolosità dell’amianto , una materia prima che alla Derbit si utilizzava all’interno del ciclo produttivo e che da pubblicazioni della Food and Drugs Administration statunitense era considerata la principale causa dell’insorgere del mesotelioma pleurico , un tumore che colpisce i polmoni anche dopo moltissimi anni dal contatto con le fibre di amianto e che non lascia scampo.

Per primo fu l’allora consiglio di fabbrica a richiedere l’intervento della medicina del lavoro di Castenaso-Budrio usl24 (ex consorzio socio sanitario) che tra aprile del 1977 e la primavera del 1978 diede il via ad un primo ciclo di analisi mediche sui dipendenti addetti alla produzione.

In precedenza nel 1974 la Derbit si era trasferita in via Romitino n.5 in una zona più periferica adiacente al corso del fiume Idice e l’attività produttiva in via Tosarelli 182-184 venne a cessare definitivamente il 31-12-1976.

Dal primo ciclo di indagini sanitarie fu stilata una relazione conclusiva nella quale si evidenziavano, tra l’altro, due casi riguardanti operai della Derbit e un caso riguardante un facchino della cooperativa di Castenaso colpiti, proprio in quel periodo, da neoplasie dell”apparato respiratorio:
Carcinoma dell’ipofaringe e metastasi linfoghiandolari; carcinoma del rinofaringe e metastasi linfoghiandolari; carcinoma dell’orofaringe per il facchino.

C’e’ da precisare che la Derbit si serviva dei facchini per il carico e lo scarico di materie prime tra le quali era presente anche l’amianto (in sacchi di polietilene). Dalle analisi sulle materie prime si constato’ che l’amianto era di tipo crisotilo, proveniente dalle cave di Balangero (TO) e veniva utilizzato in quantità notevoli sia per la produzione di guaine che per quella di mastici.

Inoltre venivano  utilizzate bobine di velo di vetro ( che rilasciavano fibre di vetro nell’ambiente), bitume e resine miscelate ad alte temperature (che sprigionavano vapori di idrocarburi policiclici aromatici) i quali furono anche causa di lamentele da parte della cittadinanza per cattivi odori.

A questo punto il quadro divenne molto allarmante e il giorno 1-7-1978 la Derbit venne classificata industria insalubre di prima classe ed il Comune di Castenaso inizio’ ad emettere ordinanze nei confronti della società affinche’ eliminasse o sostituisse l’amianto dal ciclo produttivo, la prima il 16-11-1978 la seconda il 15-2- 1979 .

Finalmente il giorno 23-5-1979 la ditta comunico’ ufficialmente la cessazione dell’utilizzo dell’amianto nel ciclo produttivo ( ne rimasero solo 470 quintali da utilizzare fino ad esaurimento nella produzione di mastici).
Le ordinanze del comune miravano anche a migliorare le condizioni dell’ambiente interno ed esterno all’azienda mediante bonifica e pulizia di tutte le zone interessate all’utilizzo dell’ amianto, posizionamento di aspirazioni sulle zone di emissione di polveri e vapori, ecc….

Alla fine del 1978 ebbe luogo la prima assemblea pubblica organizzata dal Comune, dalla medicina del lavoro e dal consiglio di fabbrica della Derbit nella quale si informo’ la popolazione di Castenaso dei rischi ai quali erano  sottoposti gli abitanti ed i circa 140 lavoratori  della Derbit a causa dell’esposizione alle fibre di amianto.
Non vi era alcuna correlazione provata tra l’esposizione a fibre di amianto e le patologie riscontrate ai tre lavoratori ammalatisi, inoltre in Europa l’unico paese che aveva emesso normative severissime sulla limitazione dell’uso dell’amianto era l’Olanda.

Ma ciò nonostante l’assessorato regionale alla Sanita’ ( molto lungimirante ) fece pressioni sull’allora Ministro della Sanità on. Aldo Aniasi affinché anche il governo Italiano emanasse misure normative affinché non si ripetessero analoghe situazioni in altri comuni.

Alla luce di tutto questo si può sostenere con molte probabilità che quello della Derbit fu il primo caso in Italia di eliminazione dell’amianto dal ciclo produttivo di una azienda.

Nel settembre del 1980 la medicina del lavoro di Castenaso-Budrio chiese che l’effettuazione degli accertamenti sanitari per i dipendenti ed ex dipendenti della Derbit, fossero affidati al centro di oncologia “Addari” del policlinico S.Orsola di Bologna il cui responsabile era il Prof. Cesare Maltoni;
accertamenti che consistevano in:

visita oncologica, citologia respiratoria e citologia del sedimento urinario.

Nel 1998 dopo vari passaggi di proprietà la Derbit chiuse per liquidzone volontaria e dopo un anno circa il dipartimento di prevenzione dell’azienda U.s.l Bologna nord comunicò agli ex dipendenti dell’azienda che la sorveglianza clinica degli ex esposti all’amianto veniva affidata ai medici di medicina generale (medici di famiglia) ai quali sarebbe stata inoltrata copia degli esiti degli accertamenti sanitari fino ad allora eseguiti.

Nel 2002 un facchino e un dipendente Derbit morirono, il primo di neoplasia polmonare il secondo di tumore ai bronchi e alla trachea.  Riguardo la morte del facchino, un articolo de l’Unità del 2 ottobre 2010 (edizione di Bologna) riporta:

“il Gup Pasquale Gianniti ha rinviato a giudizio per omicidio colposo il presidente del consiglio di amministrazione e responsabile legale della Derbit Ing. Romolo Gorgati e il responsabile legale e presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa facchini di Castenaso.”

“E’ univocamente accertato , scrivono oggi , nella relazione sul caso “Derbit” i tecnici dell’ Ausl , che l’amianto da solo può provocare il cancro polmonare”.

E per questo , lo stesso Pm Marco Mescolini si era deciso a chiedere al Gip il rinvio a giudizio dei due dirigenti.

Nelle tre pagine datate 22 marzo il responsabile dei facchini, in veste di datore di lavoro, avrebbe omesso di “sottoporre i lavoratori esposti a rischio per il contatto con l’amianto a visite mediche al momento dell’assunzione e nei periodi successivi”.

Gorgati, come committente dei lavori di facchinaggio,non avrebbe invece fatto nulla per “eliminare o almeno ridurre la diffusione delle polveri di amianto, che l’azienda “ha cessato di utilizzare solo nel 1979”, guardandosi anche “dall’adottare misure sostitutive per contenere il rischio, come un impianto di aspirazione o l’inumidimento del materiale polveroso. Entrambi sono poi accusati di aver omesso le misure di igiene previste, già allora , per legge nei luoghi di lavoro. E di non aver informato i lavoratori dei rischi specifici a cui erano esposti.

Alla luce di tutta la vicenda Derbit, vengono spontanee alcune considerazioni in merito:
a) la Derbit aveva un mercato di vendite molto sviluppato anche verso importanti paesi europei come la Svizzera e l’Inghilterra ed oltre ad essere produttrice di guaine impermeabilizzanti e’ stata anche produttrice di tecnologie finalizzate alla produzione di esse, esportandole in varie parti del mondo ad esempio in Romania, Tunisia, Belgio,Russia ,, quindi si suppone che oltre alla fetta del mercato Italiano, prodotti impermeabilizzanti contenenti fibre di amianto, siano stati diffusi in molte zone Europee ed extraeuropee.
Questi manufatti invecchiando tendono a sgretolarsi e ci sono molte probabilità che l’amianto in essi contenuto torni a liberarsi nell’ambiente.

b) Dopo circa 40 anni da questi avvenimenti,sarebbe molto interessante e utile una ricerca epidemiologica che indaghi sulle cause di morte delle persone che, in quegli anni, hanno lavorato a qualsiasi titolo alla Derbit.

Per concludere mi preme ricordare e ringraziare tutti coloro che in quegli anni si sono fatti carico di portare a conoscenza dell’opinione pubblica ciò che accadeva all’interno della Derbit a cominciare dal consiglio di fabbrica e dai tanti  lavoratori che lo appoggiarono in quella dura vertenza con la direzione aziendale Derbit, in un primo momento,molto ostile alle richieste di migliorare le condizioni dell’ambiente di lavoro.

Anche la medicina del lavoro ebbe un ruolo di primo piano nella gestione di quell’emergenza che probabilmente non aveva precedenti nel nostro paese.

Un’emergenza alla quale anche il Comune di Castenaso e più in generale gli enti locali risposero con determinazione, tenendo sempre presente, oltre alla salute pubblica, anche l’importanza del mantenimento dei livelli occupazionali.

04-11-2015       Gasperini Manuele     (ex dipendente della Derbit dal 75 al 98)

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